Le fasi del disegno infantile
Il disegno è un naturale mezzo di espressione del bambino, attraverso cui egli proietta la sua visione del mondo e anche il suo stato emotivo. Nel disegno il bambino racconta ciò che per lui è importante: le sue fantasie, i suoi desideri e bisogni. «l disegno è la proiezione del mondo interiore del bambino, delle sue attrazioni e dei suoi rifiuti, dei suoi desideri e dei suoi timori» (Corman, 1970). Esso progredisce nel tempo grazie alla maturazione, alle abilità acquisite e alle esperienze personali. Molti studiosi considerano un’evoluzione del disegno attraverso vere e proprie fasi.
La prima, quella primordiale dello scarabocchio, va dai 2 ai 3 anni: vengono lasciate le prime tracce grafiche e si crea una prima rappresentazione della realtà. Non vi è una precisa intenzione di indicare un aspetto concreto della realtà, ma può esservi una somiglianza casuale o fortuita.
In seguito, fino all’età di 5 anni, si inizia a parlare di “realismo mancato”. Il piccolo è completamente teso alla rappresentazione realistica, ma non riesce a raffigurare quanto desidera. Infatti, ha difficoltà a controllare il suo andamento motorio, a fare sintesi e, allo stesso tempo, ad avere una visione d’insieme. Ne derivano inevitabili sproporzioni.
Il bambino inizia, ad esempio, a rappresentare la figura umana in un unico schema, con una testa molto grande da cui si dipartono braccia e gambe. Vi è grande difficoltà a organizzare, disporre e orientare i diversi elementi all’interno del disegno. I colori vengono utilizzati sotto la spinta di risposte esclusivamente emotive.
Dai 5 anni alla pubertà
Fra i 5 e gli 8 anni il bambino inizia a disegnare tutto ciò che per lui è reale e di cui è fortemente convinto, influenzato dall’egocentrismo tipico di questa età. Il disegno gli permette di rappresentare tutto ciò che esiste nella sua mente, anche se non visibile. Da qui si comprende il perché di case con mura trasparenti con gli interni in bella vista e di alberi sdraiati lungo prospettive surreali. Si parla di “realismo intellettuale “.
Infine, a partire dagli 8-9 anni fino alla pubertà inizia l’ultima fase, quella del “realismo visivo”. In questa fase il bambino migliora la capacità d’attenzione e di osservazione e affina il controllo motorio nei movimenti gestuali, insieme alle tecniche grafico-pittoriche.
L’utilizzo e il significato dei colori del disegno
La preferenza per un determinato colore, così come la combinazione dei vari colori o la totale assenza di essi sono importanti. Essi possono essere uno strumento molto utile per conoscere gli stati d’animo dei bambini.
Lo spettro della luce, che include tutti i colori visibili e percepibili dall’occhio umano, presenta colori che vanno dal rosso al violetto. Fu lo scienziato Isaac Newton, nel corso dei suoi esperimenti di ottica, il primo a utilizzare il termine “spettro” e a suddividerlo in sette diversi colori. Essi sono visibili, ad esempio, nell’arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. Le lunghezze d’onda più lunghe corrispondono ai cosiddetti colori caldi (rossi, arancioni e gialli) e quelle più corte ai colori freddi (blu, azzurri, verdi e violetti).
Grazie al celebre esperimento con un prisma di vetro, Newton notò che questi sette colori potevano essere raggruppati in tre bande di colori predominanti. Essi corrispondono al rosso, giallo, blu, e sono definiti colori primari della luce perché non scomponibili in un secondo passaggio attraverso un prisma. I colori primari potevano essere mescolati fra loro dando vita ad una vastissima gamma di tonalità.
Nella prima fase della vita, tra i 3 e 5 anni, in genere, i bambini preferiscono proprio i colori primari. Essi comunicano emozioni in modo immediato ed istintivo.
Interpretazione psicologica del disegno
Secondo l’interpretazione del celeberrimo psicologo svizzero Max Lüscher la vita dell’uomo, sin dalle origini, era regolata da due fattori naturali al di fuori del suo controllo: la notte e il dì. La notte determinava un ambiente in cui le azioni dovevano cessare, in attesa dell’alba. La notte portava a un rallentamento delle attività, alla passività, all’immobilità. Il dì, invece, induceva l’essere umano a rimettersi in moto: era il momento dell’azione, dell’energia e degli stimoli.
I colori associati ai due originari ambienti di vita degli esseri umani sono il blu scuro del cielo e il giallo lucente del sole. Il blu è, pertanto, il colore della quiete e della calma e il giallo il colore della vitalità e dell’energia. Il blu è preferito e utilizzato soprattutto da bambini introversi, profondi, sereni e autocontrollati, così come l’azzurro e gli altri colori freddi. Il giallo, insieme al rosso e all’arancio, caratterizza, invece, chi possiede passionalità, produttività, irruenza, emotività e gioia di vivere, voglia di sperimentare e di ottenere successo.
Il nero, assenza di luce visibile, è la negazione del colore e indica un senso di rinuncia; è il nulla, l’estinzione. Al contrario il bianco, somma e origine di tutti i colori dello spettro, viene associato a una totale sensazione di libertà e indica la luce, la purezza (Lüscher, 1976).
I test tramite disegno
I test più utilizzati dagli studiosi per comprendere gli aspetti nascosti della psiche infantile e scoprire eventuali disagi si basano su semplici disegni colorati. Si tratta di test proiettivi, in quanto favoriscono, nonostante l’apparente semplicità, l’espressione delle tendenze inconsce. I più usati sono il disegno della figura umana, della casa, della famiglia e dell’albero e possono essere somministrati a partire dai 4/5 anni.
La figura umana
Il test della figura umana, ideato dalla psicologa statunitense Karen Machover nel 1949, è un proiettivo grafico ampiamente utilizzato in ambito clinico. Consente di raccogliere informazioni diagnostiche rilevanti a livello della rappresentazione di sé (immagine personale). In quanto il bambino proietta nel disegno il proprio vissuto corporeo, l’immagine del suo Io e del suo mondo affettivo.
La casa
Il test del disegno della casa fu, invece, introdotto da Francoise Minkowska, psichiatra francese, nel 1948. Viene utilizzato per ottenere indicazioni sull’ambiente di vita del bambino e sulla sua situazione familiare. La casa è, infatti, il luogo in cui egli nasce e cresce e in cui instaura le prime relazioni.
Il disegno della famiglia
Il test della famiglia è molto conosciuto grazie al medico francese Louis Corman che ne elaborò la versione definitiva. Consiste nel far disegnare una famiglia qualunque, anche immaginaria, e non la propria, in modo da lasciare il bambino completamente libero di esprimersi. In tal modo emergeranno con più evidenza e senza censure i sentimenti reali che egli prova. Questo test permette di «conoscere la famiglia del fanciullo come se la rappresenta lui stesso, il che è più importante del sapere com’è esattamente» (Corman, 1970).
L’albero
Infine, il test dell’albero, utilizzato a tutte le età, che è considerato l’autoritratto interiore della persona che disegna. Sistematizzato da Karl Koch nel 1949, consiste nel disegnare un albero da frutto con chioma. Esso rappresenta l’intera personalità nella sua tripartizione: le radici – la materia, l’inconscio; il tronco – la parte razionale, l’io; la chioma – la parte ideale, intellettuale.
Dominique Tavormina
Bibliografia
- Corman L: Il disegno della famiglia – Test per bambini. Bollati Boringhieri, Torino 1970.
- Farnè M: Psicologia del bambino e dell’adolescente. Signorelli, Milano 1973.
- Koch K: Il reattivo dell’albero. Giunti O. S., Firenze 2007.
- Lüscher M: Il test dei colori. Astrolabio, Roma 1976.
Foto: Envato Elements